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Piatti tradizionali
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Quando nell'ottobre 1958 Silvano e Sivaldo Simoncini, due fratelli di Chiesina Uzzanese, presero in gestione il Rigolo con l'aiuto delle rispettive mogli Franca e Wilma, il quartiere di Brera non era ancora di moda. Non c'erano banche né boutiques, ma solo tante botteghe di alimentari e garzoni in bicicletta che andavano e venivano fischiettando in via Solferino. Però era davvero il quartiere degli artisti: ai tavolini del Giamaica si trovavano Lucio Fontana, Cassinari, Morlotti, Ajmone, Dova. E al "Soldato d'Italia", quando passavano da Milano, non mancavano Guttuso e Ungaretti. Perciò non fu il Rigolo a sfruttare la fama di Brera, ma semmai fu il Ristorante che contribuì a crearla. Del resto il precedente proprietario passò la mano volentieri, perché il locale non andava bene. Funzionò invece subito il nuovo nucleo familiare ( si potrebbe dire la scuola gastronomica di Chiesina, che insieme ad Altopascio ha dato a Milano generazioni di Ristoratori ) poiché aggiunse al menù tradizionale la "Tagliata" di carne ( poi imitata da molti altri ) e piatti di pesce che subito attrassero la clientela.

Ma la vera carta vincente non fu tanto la varietà della lista, quanto la serietà professionale, l'impegno e la cordialità dei due fratelli. A dieci anni dalla fine della guerra, Milano pullulava ormai di ristoranti, ma il Rigolo (esempio di buona cucina a prezzo medio) aveva qualcosa che di solito mancava nei locali milanesi: l'allegria.

Il successo venne sicuramente favorito dalla vicinanza del "Corriere". Direttori e grandi firme del quotidiano sono sfilati per quarant'anni nelle sale del Rigolo , ma anche dal Giorno (che allora aveva sede nei paraggi), arrivarono altri giornalisti capitanati da Pietro Bianchi.

Entravi di sera nel ristorante e subito udivi la erre moscia in falsetto del grande Pietrino, che concionava di cinema, letteratura, politica davanti a un piatto di spaghetti alla tarantina. " Da quando vengo io" si lamentava Quasimodo coi due proprietari "sta arrivando troppa gente…".

In realtà oltre alla fama del premio Nobel, a diffondere il nome del Rigolo furono le settimane milanesi della Moda, con le prime spilungone americane che scoprivano il castagnaccio, retaggio di toscanità tuttora operante. E tanti sono stati i personaggi dell'arte e del giornalismo che sarebbe impossibile ricordarli tutti. Questo aspetto di Club, di cenacolo di amici è ancora oggi la caratteristica del Rigolo. Al punto che, anche chi è solo, sa che qui troverà compagnia, e quell'atmosfera gaia che non si è mai perduta. Non è facile a Milano, città generosa ma capricciosa coi locali pubblici, resistere quarant'anni continuando ad appendere sulla porta d'ingresso il cartellino "Completo". Silvano, il Maggiore dei fratelli, si è ritirato, rimane Sivaldo, spalleggiato dalla moglie Wilma e da Renato, il figlio che aveva iniziato a far pratica di sala ancora da scolaro. Ecco, in questo momento l'augurio che bisogna fare loro è di non mollare. Milano ha bisogno di fedeltà e di tradizioni. Tieni duro, Rigolo, per altri quarant'anni!

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